
Questa volta cambiamo registro, parliamo di attualità. In pochi non sapranno ormai di quanto accaduto in Norvegia, con la ormai tristemente famosa "Strage di Oslo". Il TG1 ha pensato di realizzare un servizio che colpevolizzi i videogiochi di aver ispirato lo spietato stragista, solo perché ha ammesso di essere un amante di titoli come Call of Duty e World of Warcraft.
Ora, aldilà del fatto che non esistono letterature scientifiche che provino ci sia una correlazione tra i videogiochi violenti ed il commettere determinati atti nella vita reale (bensì il contrario), e sorvolando persino sul fatto che lo stesso Anders Behring Breivik ha ammesso di agire come un moderno templare in favore della cristianità, il servizio è stato un attacco gratuito contro l'industria tutta dell'intrattenimento elettronico, farcito di luoghi comuni, inesattezze ed anche di gravi offese verso tutti gli appassionati, ritenuti incapaci di comprendere il dolore e la morte per colpa degli "insegnamenti" tratti dai videogiochi.
Ora, aldilà del fatto che non esistono letterature scientifiche che provino ci sia una correlazione tra i videogiochi violenti ed il commettere determinati atti nella vita reale (bensì il contrario), e sorvolando persino sul fatto che lo stesso Anders Behring Breivik ha ammesso di agire come un moderno templare in favore della cristianità, il servizio è stato un attacco gratuito contro l'industria tutta dell'intrattenimento elettronico, farcito di luoghi comuni, inesattezze ed anche di gravi offese verso tutti gli appassionati, ritenuti incapaci di comprendere il dolore e la morte per colpa degli "insegnamenti" tratti dai videogiochi.

Ma il popolo videoludico, di fronte l'ennesimo attacco gratuito, non ci sta ed ha subito organizzato una pagina di protesta su Facebook chiamata "Movimento contro la disinformazione sui videogiochi", voluta dal famoso sito italiano Multiplayer.it che ha già raccolto più di 1.200 fan e continua a crescere ora dopo ora. inGame.it ha ovviamente aderito alla mirabile iniziativa, sponsorizzando la pagina su Facebook ed entrando a far parte ufficialmente dei portali che lottano contro la disinformazione sui videogiochi.
Di seguito il servizio del TG1 che ha scatenato l'ira dei videogiocatori. Non mancate di far sentire la vostra voce nella pagina ufficiale Facebook di inGame.it e, naturalmente, su quella dedicata al Movimento contro la disinformazione.
Approfondimenti: Pagina Facebook Movimento contro la disinformazione sui videogiochi; Pagina Facebook inGame.it
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