Lo sviluppo di Dead Island non è iniziato nel migliore dei modi. Annunciato per la prima volta nel 2008 su PC e Xbox 360, diversi problemi di produzione attanagliarono il normale procedere dei lavori di Techland, che nel frattempo diventava famosa grazie ai primi due episodi della serie di sparatutto western Call of Juarez.Dopo una serie di voci e smentite continue, il gioco è stato tirato nuovamente fuori dal cilindro quest’anno nel mese di febbraio, con un macabro ma spettacolare trailer che sono valsi agli autori diversi riconoscimenti, anche al di fuori dell’ambito video ludico. Rilasciato finalmente nel mese di settembre su PC, PlayStation 3 e Xbox 360, Dead Island è stato un vero e proprio successo commerciale con ben due milioni di copie vendute nel giro di pochi giorni. Meritate? Sì, senza dubbio.

Dead Island è ambientato in un’isola tropicale fittizia dove abitanti e turisti sono stati contagiati da un misterioso morbo che li ha trasformati in zombie. Il più classico degli scenari che vede la presenza di pochi sopravvissuti, tra i quali c’è ovviamente il personaggio controllato dal giocatore, intenti a capire cosa abbia causato la piaga e trovare un modo per fuggire dall’isolotto.
Il gioco sfrutta dunque questo espediente narrativo per calare l’utente in una struttura ludica simil-sandbox, dove viene concessa estrema libertà d’azione, sia nello svolgimento delle missioni, sia nella composizione dell’equipaggiamento e delle armi del proprio alter ego. La sua enorme qualità sta dunque proprio qui: nonostante l’utilizzo di zombie stia diventando ormai quasi stra-abusato nell’industria video ludica (e non solo), Dead Island riesce a vivere di identità propria, senza disdegnare qualche cliché tipico per il genere dei survival horror, ma comunque capace di sapersi distinguere dall’enorme massa che affolla questa tipologia di videogiochi.

Dead Island permette di scegliere quattro protagonisti differenti, ognuno specializzato in un determinato stile di combattimento, a testimoniare di quanto le cose possano cambiare anche a seconda del giocatore. La struttura ludica è sostanzialmente quella di un action in prima persona con una grande impronta dedicata ad elementi da gioco di ruolo, quali la possibilità di poter circolare liberamente per l’isola accettando quest primarie e secondarie dai personaggi in cerca di aiuto, di poter personalizzare le armi attraverso progetti di potenziamento che possono essere trovati in giro e di poter migliorare soprattutto le abilità del protagonista, favorendo dunque lo sviluppo verso uno stile di gioco preferito.
Inutile dire che le diverse abilità a disposizione, e appunto la possibilità di poter creare combinazioni tra le armi, conferisce a Dead Island una longevità importante, costruita soprattutto attorno al fattore rigiocabilità che inevitabilmente nasce da una struttura di gioco improntata in questa maniera. Nonostante le missioni siano per la gran parte ripetitive ed incentrate a svolgere determinati compiti non molto dissimili tra loro, Dead Island riesce a divertire, ed anche per parecchio.

Fronteggiare le orde di zombie non è mai noioso o frustrante, sia per le tanti armi a disposizione sia per un livello di difficoltà accessibile ma mai eccessivamente semplice, anche se complessivamente presta il fianco ad un potenziamento generale delle proprie abilità troppo in discesa, cosa che, specialmente nella prima parte del gioco, fa calare in modo importante il livello di sfida.
Le cose migliorano dalla seconda parte in poi, non solo in termini di difficoltà ma anche di varietà delle missioni, capaci di offrire stavolta degli incarichi più complessi e variegati tra loro, senza tuttavia eccellere particolarmente.
C’è da segnalare comunque in particolare come Dead Island non tradisce la sua natura. Il progetto, per chi non lo sapesse, prevedeva inizialmente la nascita di uno sparatutto in prima persona ambientato sempre nella stessa isola deserta, ma senza quella varietà ludica che viene proposta invece da “questo” Dead Island. L’incipit serve per precisare come le sessioni in cui sarà possibile prendere in mano un’arma da fuoco (in particolare, un personaggio femminile tra i quattro disponibili all’inizio è specializzato in questo stile di combattimento) sono davvero ben curate e ben fatte, equilibrando alla perfezione una qualità piuttosto elevata: qualsiasi arma si avrà in mano, che sia una pistola, un fucile o una semplice una mazza da baseball, non si avranno mai problemi di calibrazione particolari, senza costringere il giocatore a preferire un approccio al posto di un altro per limiti del sistema ludico.

Ad aumentare i meriti di una struttura di gioco di prima qualità, falcidiata solo da missioni non di massima originalità, arriva un comparto multiplayer in cooperativa che ha certo il merito di dare un nuovo modo di approcciarsi al titolo, tutto incentrato sulla collaborazione con un massimo di tre compagni, incrementando un fattore divertimento già abbastanza importante. Peccato però manchi un sistema di matchmaking, e dunque per giocare online sarà necessario accordarsi con un giocatore che deve peraltro essere dello stesso livello o superiore del giocatore e soprattutto allo stesso punto della trama, la quale a proposito non sarà certo ricordata nella storia dei videogiochi.
Degno di nota è anche il comparto grafico. Il Chrome Engine 5, nonostante il peso degli anni, offre un impatto visivo importante, con un misto tra una palette di colori azzeccata, una buona quantità poligonale ed un discreto sistema di illuminazione in grado di creare un quadro gradevole agli occhi del giocatore, specialmente in versione PC. C’è qualche problema strutturale di fondo, dovuto all’età del motore, in particolare riguardo le animazioni facciali dei giocatori, delle animazioni talvolta non proprio curatissime ed un motore fisico praticamente assente, con leggi applicate solo a qualche oggetto fondamentale per non far apparire l’ambiente circostante troppo statico.

Di contro, va elogiato il sistema di smembramento studiato per gli zombie. A seconda della zona colpita cambia infatti il danno inflitto al nemico: dunque un colpo alla gamba potrebbe azzopparlo, mentre uno alla testa ucciderlo alla prima occasione. Questo conferisce un certo tatticismo ai combattimenti, che dunque non si riducono ad un semplice eccessivo button smashing.
Bene anche il sonoro, con buona effettistica generale, un discreto doppiaggio in inglese ed una colonna sonora piacevole e mai invasiva.
Commento finale
Dead Island non è un titolo perfetto, ma è sicuramente un gioco da tenere in considerazione, specialmente se si ama la forte libertà d’azione, il tema horror e ovviamente gli immancabili zombie. Una trama poco incisiva e delle missioni non molto ispirate, non scalfiscono più di tanto il quadro di un gioco completo di una struttura ludica accattivante e soddisfacente in tutti i suoi aspetti, anche se insufficiente ad annoverarlo tra i capolavori del genere. Un titolo valido, notevole sotto certi punti di vista, meno in altri, che non rivoluziona l’industria ma diverte. E lo fa con una classe che appartiene a pochi.
IN:
- Gameplay completo ad accattivante
- Buona grafica
- Divertente fino all'ultimo
- Buona implementazione di elementi RPG e di personalizzazione
- Trama superficiale
- Qualche difetto tecnico
- Sistema di matchmaking assente
- Missioni ripetitive alla lunga
Grafica: 8
Sonoro: 8
Giocabilità: 8
Longevità: 7,5
Globale: 8,0
Scheda Tecnica:
Compatibilità: PC (versione testata), PlayStation 3 e Xbox 360
Produttore: Deep Silver
Sviluppatore: Techland
Data di uscita: disponibile
Prezzo: 49,99 euro PC/69,99 Euro PlayStation 3 e Xbox 360
Link: Dead Island
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